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Nasce così la sua passione per il cinema che lo spingerà a frequentare un corso di cinematografia alla New York University e a tentare la carriera nel grande schermo. All’inizio fa il suo debutto come assistente produttore del film Squadra speciale (1973) di Philip D’Antoni, poi nel 1974 diventa editor de Il giustiziere della notte (1974) di Michael Winner, primo capitolo della lunga saga con Charles Bronson.Si impiega perfino come stuntman in Commando Zebra (1976), passando finalmente a regista nel 1977, quando firmerà con il nome di Billy Bagg la pellicola pornografica Hot Honey, seguita da Porno brivido super (1977). Acquista rapidamente la fama di autore di pellicole marchiate con il segno X, ma poi decide di passare a un genere meno “duro”, dirigendo Tom Savini nell’horror Maniac (1980).

Il regista Tylor Hackford (Ufficiale e Gentiluomo; L’Avvocato del Diavolo; L’Ultima Eclissi) ha interpretato Ray Charles Robinson, la sua storia, facendone un film che indaga non già nella musica, invero poco bisognosa di ulteriore pubblicità, ma nell’uomo. Ray è prima di tutto la storia di un uomo che faceva l’amore col piano e la guerra con la vita. Un giovane nero senza un futuro, senza padre, nato poverissimo nella Georgia degli anni ’30, gli anni della Depressione che unico pregio ebbe di far da “livella” per gli uomini; come davanti alla morte bianchi e negri erano finalmente, tragicamente, uguali.

Ma non sarà l’unica unione matrimoniale del regista. Nel 1987, divorzierà dalla Grohmann per portare avanti una relazione con la sua amante, l’attrice Eva Mattes dalla quale avrà Hanna Mattes. Poi sceglierà di bissare il matrimonio portando all’altare la fotografa Lena Herzog, che ancora oggi gli rimane accanto.Vastissima la sua produzione di documentari: dalle prime opere prodotte per la tv come I medici volanti dell’Africa orientale (1969) e Futuro impedito (1971) a quelli firmati solo ed esclusivamente per il cinema come Il paese del silenzio e dell’oscurità (1971) e La grande estasi dell’intagliatore Steiner (1974).

Colin Farrell (bello e inespressivo più di quanto basta) e Jamie Foxx rilevano Don Johnson e Philip Michael Thomas. Senza la volontà di dare origine a copie conformi (a partire dalla scarsa eleganza degli abiti) ma anche con il piacere di misurarsi in un lavoro di coppia che distingue i caratteri ma non mira alle relazioni alla Buddy/Buddy. Ne esce un film fortemente marcato da Mann che però invece di rifare il serial (scelta peraltro condivisibile) rifà il proprio cinema.

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