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Cerca un cinemaMiriam e Antoine Besson si sono separati malamente. Davanti al giudice discutono l’affidamento di Julien, il figlio undicenne deciso a restare con la madre. Ma Antoine, aggressivo e complessato, vuole partecipare alla vita del ragazzo.

Wir sind jung, wir sind st (We Are Young, We Are Strong) diretto da Burhan Qurbani, il regista tedesco di origini afgane premiato in concorso al Festival di Berlino per Shahada, suo primo lungometraggio realizzato come tesi di laurea. Ambientato durante la rivolta xenofoba del 1992 a Rostock, Wir sind jung, wir sind st opera seconda di Qurbani, racconta i sanguinosi scontri attraverso lo sguardo dei tre protagonisti: una ragazza vietnamita, un ambizioso politico locale e un giovane leader della sommossa. Il film ospita nel cast la pluripremiata attrice Saskia Rosendahl, interprete del thriller drammatico Lore, Joel Basman (Hanna, The Monuments Men), Jonas Nay (reso celebre da numerose partecipazioni in alcune delle pi note serie tv tedesche)..

L’ho mandato a quel paese, io faccio quello che voglio. Mi sento un uomo libero, soprattutto da quando ho smesso di bere e mi sono dato alla lettura. Sono diventato più noioso ma mi sento bene, anche se filosoficamente sono contrario al non bere.. In effetti non so neanche il perché di questa scelta; il 99% la accredito alla sagoma a colori di un bellissimo Riccardo Scamarcio che mi trasmette un qualcosa di continuaC onstantin Costa Gavras porta sul grande schermo Verso l’Eden, film applauditissimo in chiusura al 59esimo Festival di Berlino, da venerdì nelle sale italiane.Protagonista Riccardo Scamarcio che abbandona per un attimo l’italian commedy e veste i panni di Elias, un emigrato in viaggio verso Parigi. Per l’interprete si tratta di una grande sfida perché per la prima volta si cimenta in un ruolo quasi muto: in tutto il film ha solo dieci battute.Ambizioso anche l’obiettivo del regista greco che, a 21 anni di distanza da Betrayed Tradita torna sul tema del razzismo.Riccardo Scamarcio, protagonista su cui grava tutto Verso l’Eden di Costa Gavras, presente in ogni inquadratura, in una lingua inesistente dice una decina di frasi smozzicate nell’intero film; ha schiena e sedere bellissimi, come si vede in una scena di nudo; dispone di tre espressioni: paura ansiosa, sorpresa ingenua, gratitudine. Va benissimo per interpretare un ragazzo riccioluto dagli occhi azzurri senza nazionalità (ragionevolmente, greco) in viaggio sul mare Egeo sino a Parigi, uno dei milioni di migranti del nostro tempo.Paladino da sempre di un cinema umanista e votato alle cause giuste, Costa Gavras ha avuto una buona idea: raccontare le tribolazioni dell’ immigrazione clandestina dal punto di vista di un immigrato.

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